PsicologiaTatticaFacciamocene una ragione, è impossibile non comunicare!

18 Maggio 2022by MrCosentino0

Il mio lavoro fuori dal calcio, mi ha consentito di avere una discreta conoscenza dell’universo della comunicazione e dell’importanza di essa nella vita lavorativa e familiare. Ma quanto la comunicazione, il saper trasferire messaggi, il mantenere focalizzata l’attenzione è importante nel ruolo dell’allenatore? Ciascuno risponderà soggettivamente a questa domanda, dando un valore più o meno elevato a questo fattore, probabilmente a seconda delle proprie abilità personali. Qualcuno dirà che comunicare non serve a nulla, meglio rimanere in silenzio e non comunicare affatto. Purtroppo, o per fortuna, “è impossibile non comunicare“. Non lo dico io, lo dice la scienza e nello specifico lo disse Paul Watzlawick, psicologo statunitense appartenuto alla scuola di Palo Alto, teorizzandolo come il primo dei 5 assiomi della comunicazione.

Il silenzio è la più potente e rumorosa forma di comunicazione esistente. Personalmente l’ho provato spesso sul campo. Soprattutto con i bambini, ma anche con i ragazzi. Nei momenti in cui provavo a parlare al gruppo e il livello di attenzione era scarso perché c’era chi giocava con il pallone tra i piedi, chi parlava con il compagno, chi si guardava gli scarpini o chi girato di spalle guardava intorno a se. In quel momento troncavo il discorso e iniziavo un lungo silenzio guardando negli occhi ciascuno di loro per capire le reazioni. I primi 30” solitamente non cambia nulla, magari potrà passare anche un minuto; ma non appena qualcuno si rende conto dell’anomalia della situazione, inizia una sorta di “panico” generale. “Cosa sta succedendo? Perché questo silenzio?”. I ragazzi iniziano a guardarsi freneticamente fra di loro e poi guardano me con sguardo preoccupato. Io impassibile continuo nel mio silenzio che ormai si è trasmesso a tutti come un virus. Li tengo così per un po’ facendo capire il peso e la gravità del momento. Da lì in poi, ho la loro massima attenzione. Non esiste urlo o richiamo più forte del silenzio. Attenzione però, silenzio non vuol dire mancanza di comunicazione, in quel momento parlano il corpo e gli occhi. Se facessi lo stesso sperimento ma al posto di avere una postura grave uno sguardo duro e braccia conserte, restassi sorridente a giocherellare con il pallone o a guardarmi intorno salutando con la mano le persone fuori dal campo, non otterrei nulla. Il linguaggio non verbale vale per il 90% della comunicazione quello verbale per il 10%. Inoltre quel 10% di parlato deve essere ottimizzato al meglio, pochissimi concetti, semplici da comprendere detti al momento giusto.

Io credo che uno dei più grandi comunicatori nel mondo del calcio sia Zdenek Zeman il suo volto dice tutto, così come il suo calcio. Al boemo sono sempre bastate poche parole per lasciare dei segni indelebili. Può essere odiato o amato, di sicuro andrebbe studiato, non solo per il suo calcio, ma anche per il suo modo di comunicare. Sono cosciente che questa affermazione provocherà ilarità e critiche, quando si parla di allenatori e comunicazione il primo nome che salta alla mente è quello di José Mourinho, non nego che il portoghese sia un maestro in questo. Ma attenzione a non confondere quello che i professionisti fanno davanti ad una telecamera come fulcro del comunicare.

Nel nostro mondo, quello del dilettantismo, non esistono telecamere, interviste, conferenze stampa o altro. Noi abbiamo i nostri ragazzi, gli allenamenti e soprattutto le partite. In quei momenti comunichiamo! Diciamo spesso a parole, ai nostri ragazzi, di rispettare l’arbitro. Poi in gara saltiamo e allarghiamo le braccia ad ogni fischio contro, magari non diciamo niente con le parole, ma diciamo tutto con il corpo. I nostri ragazzi ci vendo e iniziano a prendersela in campo con il direttore di gara. Poi ci giustifichiamo con la nostra coscienza dicendoci che non centriamo nulla se i ragazzi protestano, d’altronde noi abbiamo detto loro di rispettare l’arbitro e in campo non abbiamo parlato mai, cosa potevamo fare di più? Non sono esente da questo, l’istinto della gara è qualcosa difficile da controllare, ma di sicuro esserne consapevoli e prendersi le responsabilità aiuta a migliorare. Quelle persone che dalla panchina alzano il braccio e richiamano l’attenzione ad ogni rimessa laterale o presunto fuorigioco, che saltano in piedi con le mani tra i capelli per ogni punizione non fischiata, ma anche che sbattono forte le braccia sui fianchi sbuffando come un treno a vapore quando un calciatore commette un errore, queste persone non sono cattive persone, andrebbe però spiegato loro che stanno esattamente facendo la stessa cosa di quelli che urlano “somaro” al calciatore o “che cosa hai fischiato” all’arbitro. Il fatto di non dire con la voce non significa non dire niente!

Iniziamo da questo, siamo onesti soprattutto con noi stessi per esserlo con i nostri calciatori. Assumiamoci la responsabilità dei nostri gesti non soltanto delle nostre parole. Perché sono soprattutto i nostri gesti a fomentare e condizionare le reazioni dei nostri calciatori.

Ps: “Sono un allenatore di calcio dilettante, tutto ciò che scrivo ha origine dai miei studi, dalle mie letture, dalle mie esperienze di campo e soprattutto dal mio personale pensiero critico che è chiaramente opinabile. Non scrivo verità, perché forse di verità nel calcio non ce ne sono, ma il mio punto di vista. Mi scuso se i miei testi contengono errori e grazie a chi volesse evidenziarli.” Vitaliano

 

MrCosentino

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